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Distinta ASL: quello che quasi nessuno batte correttamente
Ogni mese la farmacia registra il corrispettivo della quota a carico del SSN partendo dalla distinta contabile riepilogativa. Ma il numero in fondo alla distinta — il netto che l'ASL bonifica — non è quello da battere: chi lo usa registra meno ricavi di quelli reali e perde per strada due costi deducibili.
Ottobre 2026 · Tempo di lettura: 5 minuti
Il numero sbagliato, in fondo alla pagina
La distinta contabile riepilogativa (DCR) chiude con una riga in grassetto: importo netto da corrispondere alla farmacia. È l'importo che arriverà con il bonifico, ed è naturale usarlo come corrispettivo del mese. È anche, quasi sempre, sbagliato.
Il motivo sta nelle righe subito sopra. Prima di arrivare al netto, la distinta sottrae le trattenute: il contributo ENPAF (0,90%), la quota sindacale nazionale (0,17%) e l'eventuale trattenuta convenzionale. Sono somme che la farmacia deve a soggetti terzi — l'ente di previdenza dei farmacisti, l'associazione di categoria — e che l'ASL versa per suo conto, trattenendole dal bonifico. Non riducono il prezzo dei farmaci venduti: sono costi della farmacia pagati per compensazione.
Il corrispettivo — cioè il valore della cessione dei farmaci a carico del SSN — è quindi il netto più le trattenute. Su una distinta da 30.000 euro di ricette la differenza vale circa 320 euro al mese, quasi 4.000 l'anno: ricavi non registrati e, specularmente, costi deducibili non contabilizzati.
Un esempio, con i numeri di una distinta reale
Ricette a prezzo al pubblico 29.928 euro. Dopo la nuova remunerazione e lo sconto AIFA dello 0,60%, il valore delle cessioni è 29.757. Ticket e quote di partecipazione già incassati al banco: 5.071. Trattenute ENPAF e sindacale: 318. Netto bonificato dall'ASL: 24.368. Corrispettivo da battere: 29.757 − 5.071 = 24.687, cioè netto + trattenute. I 318 euro vanno registrati come costi, documentati dalla distinta stessa.
Lo sconto AIFA, invece, è già dentro
Non tutto ciò che la distinta sottrae va riaggiunto. Lo sconto aggiuntivo a favore del SSN (0,60%, determinazione AIFA del 2005) è una riduzione del prezzo: abbassa il valore della cessione e quindi resta dedotto dal corrispettivo. La regola è semplice: ciò che riduce il prezzo dei farmaci resta fuori dal corrispettivo; ciò che la farmacia deve a terzi torna dentro e diventa un costo.
I ticket: mai due volte
Ticket e quote di partecipazione sono corrispettivi del giorno in cui il paziente li paga al banco: la distinta li espone solo per calcolare il netto. Batterli di nuovo a fine mese — capita, quando si parte dal lordo delle ricette invece che dal netto — significa dichiarare due volte gli stessi incassi.
PHT e ausili: si fattura, non si batte
La distinta contiene spesso altri prospetti: farmaci in distribuzione per conto (PHT), ausili per diabetici. Qui la logica cambia del tutto. I farmaci sono dell'ASL; la farmacia rende un servizio di distribuzione, remunerato con un compenso per pezzo. Non è una vendita e non si batte: si emette fattura elettronica all'ASL, con IVA al 22% in split payment — l'IVA compare in fattura ma la versa direttamente l'ente.
La distinta aiuta: le righe «importo netto da liquidare alla farmacia» e «IVA da liquidare a cura della ASL» sono, rispettivamente, l'imponibile e l'IVA della fattura da emettere. I ticket riscossi sui farmaci PHT riducono la fattura e restano compenso della farmacia: il modo di documentarli al registratore va concordato con il commercialista, perché è il punto che cambia di più da una Regione all'altra.
Quando arriva il bonifico
Netto della convenzionata più netto del PHT più netto degli ausili: è la cifra che deve comparire sull'estratto conto. Se l'accredito è diverso, la differenza ha un nome — ricette contestate, conguagli, rettifiche — e va regolarizzata con un'annotazione di rettifica dei corrispettivi nel mese in cui si manifesta, non ignorata sperando che si compensi.
Le distinte cambiano, la logica no
Ogni Regione stampa la distinta a modo suo: numeri di riga, nomi delle voci, prospetti separati o accorpati. Ma le domande da farsi sono sempre le stesse quattro: qual è il valore delle cessioni dopo gli sconti di prezzo; quanto è già stato battuto al banco; quali trattenute sono costi da riaggiungere; cosa è servizio da fatturare invece che vendita da battere. Rispondere una volta, con la propria distinta sotto gli occhi, sistema il problema per sempre.
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