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Farmacia dei servizi: conviene davvero? I numeri per deciderlo

La farmacia dei servizi è diventata parte stabile del Servizio sanitario. Ora la domanda non è più se attivarli, ma quali servizi rendono, a quale prezzo e con quale organizzazione: la risposta sta nel costo del tempo, non nel listino.

Settembre 2026 · Tempo di lettura: 6 minuti

Approfondimento del mese

Cosa è cambiato nel 2026

Dopo anni di sperimentazione, la Legge di Bilancio 2026 ha reso la farmacia dei servizi una componente strutturale del Servizio sanitario nazionale: le farmacie sono riconosciute come strutture che erogano prestazioni sanitarie e sociosanitarie, con 50 milioni di euro annui vincolati dal 2026 e una remunerazione definita Regione per Regione negli accordi integrativi. In parallelo è entrata in vigore la nuova Convenzione farmaceutica nazionale e la nuova remunerazione è andata a regime.

Tradotto in termini aziendali: una parte dei servizi (screening, telemedicina, supporto alla cronicità, vaccinazioni) avrà una tariffa pubblica; tutto il resto — e sarà la parte più grande — resta a mercato, con un prezzo che decide il titolare. È qui che si gioca la partita, ed è qui che la maggior parte delle farmacie sbaglia.

L'errore più comune: prezzare guardando il vicino

Il prezzo di un servizio viene quasi sempre fissato per confronto: quanto chiede la farmacia dall'altra parte della strada, quanto suggerisce il fornitore della piattaforma, quanto «sembra ragionevole». Nessuno di questi criteri ha a che fare con ciò che il servizio costa alla tua farmacia. Il risultato tipico è un servizio che genera traffico, produce gradimento e perde soldi — senza che nessuno se ne accorga, perché il costo è nascosto nel monte ore del personale.

Il punto di partenza è un altro: un servizio consuma tempo di persone qualificate, e il tempo è il costo più alto della farmacia. Finché non conosci il costo di un'ora di banco, non puoi sapere se un servizio rende.

Il costo del tempo, in tre passaggi

Il conto è meno complicato di quanto sembri, e vale la pena farlo una volta con cura.

  • Costo orario del personale. Costo aziendale annuo del collaboratore (retribuzione lorda, contributi, TFR, ferie e permessi pagati) diviso per le ore effettivamente lavorate: per un farmacista collaboratore, tra le 1.600 e le 1.700 ore l'anno, si arriva tipicamente a 24-30 euro l'ora. Per il titolare il conto va fatto sul reddito che si attribuisce al proprio lavoro, non su zero.
  • Costo del servizio. Minuti impiegati (accoglienza, esecuzione, refertazione, pulizia della postazione) moltiplicati per il costo orario, più i materiali di consumo, più la quota di ammortamento delle attrezzature e i canoni delle piattaforme (telemedicina, refertazione) ripartiti sul numero di prestazioni attese.
  • Margine. Prezzo meno costo pieno. E poi la domanda decisiva: quante prestazioni servono ogni mese per coprire i costi fissi del servizio — il punto di pareggio.

Un esempio con i numeri

Un ECG con refertazione a distanza: 15 minuti di un collaboratore (28 euro/ora) valgono 7 euro; consumo e refertazione 8 euro; canone piattaforma 90 euro/mese. A 25 euro di prezzo il margine per prestazione è 10 euro: servono 9 ECG al mese solo per pagare il canone. A 35 euro, il margine sale a 20 e il pareggio scende a 5. La differenza tra un servizio in perdita e uno che rende non sta nel volume, ma nei 10 euro che il vicino non ha il coraggio di chiedere.

Le quattro categorie di servizio (e cosa aspettarsi da ciascuna)

Non tutti i servizi hanno la stessa funzione economica, e trattarli allo stesso modo è il secondo errore.

  • Servizi remunerati dal SSN (screening, telemedicina, vaccinazioni, supporto alla cronicità): tariffa fissa decisa dalla Regione. La leva non è il prezzo ma l'organizzazione: tempi di esecuzione, prenotazione, saturazione della postazione. Vanno misurati in ricavo per ora di postazione.
  • Servizi a mercato ad alto valore (holter, analisi di secondo livello, consulenze nutrizionali, dermatologiche): prezzo libero, margini alti, volumi bassi. Qui il prezzo va costruito sul costo pieno e sul valore percepito, non sul confronto.
  • Servizi a basso prezzo e alta frequenza (autoanalisi, misurazione della pressione, CUP, prenotazioni): margini unitari minimi. Rendono solo se automatizzati e se generano vendite collegate, che vanno misurate.
  • Servizi «di cortesia» (consegna a domicilio, misurazioni gratuite): sono marketing, non servizi. Legittimi, ma il loro costo va scritto nel bilancio della comunicazione, non lasciato a erodere il margine del banco.

L'organizzazione conta più del listino

Il servizio migliore, mal collocato, perde. Tre scelte organizzative pesano quanto il prezzo: la prenotazione (un servizio erogato su appuntamento satura una postazione; uno «quando capita» interrompe il banco nelle ore di punta e costa il doppio); chi lo esegue (delegare al personale non laureato ciò che la norma consente, riservando il farmacista alla parte professionale); gli spazi (un metro quadro dedicato ai servizi va confrontato con la resa dello stesso metro quadro a scaffale).

Contabilità e fisco: due attenzioni

I servizi vanno tenuti contabilmente separati dalla vendita: un reparto con ricavi, costi diretti e margine propri, altrimenti nessuna delle valutazioni precedenti è possibile. E il trattamento IVA delle prestazioni sanitarie non è uniforme: alcune prestazioni rientrano nel regime di esenzione previsto per le prestazioni sanitarie rese da soggetti abilitati, altre no, e la scelta incide sul prezzo netto e sul pro-rata di detraibilità della farmacia. È un punto da verificare servizio per servizio con il proprio commercialista prima di stampare il listino.

I tre numeri da guardare ogni mese

  • Ricavo per ora di postazione: se è inferiore al costo orario del personale che la occupa, il servizio è in perdita per definizione.
  • Margine per prestazione a costo pieno, servizio per servizio.
  • Vendite collegate: scontrino medio dei clienti che usano i servizi rispetto agli altri. È il dato che giustifica i servizi a basso margine — oppure li smentisce.

Con questi tre numeri in mano, la farmacia dei servizi smette di essere una scelta di identità e diventa una scelta di gestione: si attivano i servizi che rendono, si riorganizzano quelli che potrebbero rendere, si chiudono — o si dichiarano marketing — quelli che non renderanno mai.

Il primo passo non ha costi

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